La pietra di Vicenza

La nostra tradizione affonda le sue radici tra i pendii dei monti Berici, dove da sempre viene estratta e lavorata la pietra di Vicenza per la decorazione di giardini, ville e palazzi signorili del Veneto. Con questa pietra che ben si presta ad essere scolpita, sono stati realizzati i capolavori del Palladio, il quale consolida con le sue opere i canoni dell’ architettura tra il 1500 ed il 1600.

Si tratta di una pietra sedimentaria di color beige chiaro nella quale sono spesso visibili conchiglie fossili, ossidi ed altri detriti calcarei, sedimenti che sono da considerarsi un pregio del materiale perché mantengono vivo il senso materico anche attraverso la lettura delle forme.

 

Caratteristiche della Pietra di Vicenza

pietra di vicenzaNOME: Pietra di Vicenza
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA: Monti Berici
PRINCIPALI CAVE ATTIVE: Cave a cielo aperto e tunnel
FORMAZIONE GEOLOGICA ED ETA’: Era terziaria o cenozoica, periodo Eocene medio. Tale periodo e’ iniziato 55 milioni di anni fa ed ha avuto una durata di circa 20 milioni di anni.
COMPOSIZIONE MINERALOGICA: calcari leggermente argillosi
ASPETTO MACROSCOPICO: Calcare grossolano, a struttura eterogenea, formati da materiale clastico e da resti fossili, in particolare da sottili stratificazioni di materiali argillosi (montmorilloniti) e da fossili, per lo più nummuliti (fossili protozoi foramminiferi del terziario, con guscio calcareo a forma di moneta). Ha un colore variabile che va dal bianco al giallo paglierino.
DEFINIZIONE PETROGRAFICA: calcare organogeno
COMPOSIZIONE CHIMICA: carbonato di calcio (CaCO3) intorno all’80%, percentuali non trascurabili di ossido di silicio, ossido di alluminio e ossido di ferro.
E’ una biomicrite e cioe’ e’ formata da carbonato di calcio microcristallino (=micrite), di origine biologica
CARATTERISTICHE FISICHE E MECCANICHE: il carico di rottura a compressione e’ piuttosto basso (320 Kg/cm2). Il peso per unita’ di volume e’ 2100 kg/m3. E’ una roccia geliva
ALTERAZIONI POSSILBILI: In superficie la roccia subisce un indurimento progressivo dovuto alla parziale cementazione dei pori.
LAVORABILITA’: e’ molto ben lavorabile, prevalentemente a martello e scalpello di varie dimensioni. E’ possibile segarla solo appena estratta, quando e’ ancora presente “l’acqua di cava”.
UTILIZZO: Si hanno testimonianze dell’uso di questa pietra sin dal periodo romano, almeno nella zona del vicentino. Solo dal Medioevo in poi si riscontra un suo impiego sistematico nell’edilizia, nell’ornamentazione e nella scultura. Ebbe grande diffusione dalla meta’ del XIV secolo ai primi decenni del XVI, prima a Vicenza e poi a Padova. Questo fu favorito dalla facilita’ dei trasporti fluviali attraverso il canale Bisatto che toccava Ponte di Nanto, dove si trovava e si trova ancora la cava per l’estrazione.

Fu usata dai Agostori scultori e architetti del Rinascimento e di tutto il ‘600, dal Palladio al Falconetto, dal Sanmicheli al Sansovino. Venne utilizzata anche a Venezia e nell’entroterra veneto, divenne meno consueta nell’area veronese. Per l’ottima lavorabilità fu molto utilizzata nella creazione di stemmi e di altre opere scultoree e per parti architettoniche come rivestimenti, davanzali, stipiti, cornici di gronda, e gocciolato, meno per elementi di arredo di giardini (per cui si utilizzano Agostormente le pietre tenere di Vicenza, come ad esempio nelle state di Prato della Valle e nella Villa Pisani a Stra).

Esemplare è la realizzazione a Padova della cinquecentesca Loggia e Odeon Cornaro, progettata dal Falconetto.

Dopo la meta’ del ‘700, coerentemente al gusto neoclassico, si preferì alla pietra di Nanto, sempre meno usata, la pietra di Costozza e in generale la pietra tenera di Vicenza , ancora oggi molto usata in Italia e all’estero per la sua versatilità.